Tra le tante iniziative culturali del Centro di Promozione Culturale per il
Cilento, un posto di rilievo occupa certamente l’interesse alla ricerca
e pubblicazione di temi originali o l’acquisizione di materiale inedito
da mettere a disposizione degli studiosi e di quanti vogliono accostarsi alla
conoscenza delle “cose culturali” inerenti il nostro territorio:
che, per quanto oggi sia emarginato dalla storia e dall’economia, tuttavia
riserba in sé il germe di una civiltà antica non marginale.
È il caso della recente pregevole pubblicazionE il cui titolo è,
in parte, una provocazione. Presuppone che tutti conoscano le mappe o carte
geografiche aragonesi (seconda metà del XV sec.), che disegnano dettagliatamente
il territorio del Regno di Napoli, mentre a tutt’oggi esse sono in pratica
ancora sconosciute. Riscoperte da Vladimiro Valerio nell’Archivio di Stato
di Napoli e nella Bibliothèque Nationale de France a Parigi una ventina
di anni fa, oggetto di importanti pubblicazioni e segnalazioni in volumi e riviste,
nazionali ed internazionali, la loro conoscenza non ha ancora arricchito l’orizzonte
scientifico e culturale contemporaneo.
Il portato innovativo di queste mappe può essere apprezzato sfogliando
le tavole a colori in appendice, dedicate al Principato Citra, con il territorio
campano da Castellammare di Stabia a Maratea. L’area geografica scelta
costituisce un vero e proprio campo di sperimentazione, ma lo studio potrebbe
essere esteso alla Basilicata, alla Puglia, al Salento, alla Calabria: le carte
sono là, in attesa di qualcuno che le voglia far parlare, e quei documenti
straordinari ne hanno di storie da raccontare.
Addirittura queste antiche carte, delle quali si era perso il ricordo, una volta
ritrovate da Ferdinando Galiani a Parigi nel 1767, furono giudicate così
accurate da costituire la base del primo lavoro cartografico moderno sul Regno
di Napoli, la “Carta della Sicilia Prima”, opera di Giovanni Antonio
Rizzi Zannoni, incisa e pubblicata a Parigi nel 1769.
Poiché tale volume si rivolge, in particolare, allo studio del Salernitano,
l’antico Principato Citra, attraverso l’elaborazione di dettagliati
indici dei toponimi e una loro accurata disamina, l’Editore ha voluto
inserirlo in una collana di “Fonti”, a sottolineare l’estremo
interesse non solo locale di queste carte.
Il volume comprende due saggi, riccamente illustrati: il primo, di VLADIMIRO
VALERIO, Astronomia, misurazioni geodetiche e disegno del territorio alla corte
aragonese di Napoli; il secondo, di FERNANDO LA GRECA, Antichità classiche
e paesaggio medioevale nelle carte geografiche del Principato Citra curate da
Giovanni Gioviano Pontano. L’eredità della cartografia romana.
In appendice, una trentina di tavole a colori praticamente inedite, in formato
A4, con le carte studiate, sia nell’insieme sia nei dettagli. Segue l’indice
dei nomi, simile a quello degli atlanti geografici, con le coordinate della
tavola di riferimento; l’indice è diviso in generale, per tavole
e per categorie.
Fernando La Greca è ricercatore di Storia Romana presso il Dipartimento
di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi
di Salerno; ha a suo attivo il volume Fonti letterarie greche e latine per la
storia della Lucania tirrenica, oltre a numerosi articoli sul periodo dei Gracchi
e sulla storia del territorio salernitano nell’antichità, in particolare
su Poseidonia-Paestum.
Vladimiro Valerio è professore straordinario di Geometria Descrittiva
presso la Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di
Venezia; si occupa da circa trenta anni di questioni relative alla rappresentazione
dello spazio e alla cartografia storica; ha pubblicato oltre cento articoli
e saggi su riviste italiane e straniere nonché numerose monografie; è
autore per la History of Cartography pubblicata dalla University of Chicago
Press.