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PIERO CANTALUPO, Pesi e misure nella farmacopea medioevale, Quaderno di Annali Cilentani n. 3/1995, pp. 96, L. 15.000.Indice APPENDICE I - TABELLE 57 APPENDICE II - FONTI 62 GLOSSARIO dei termini metrologici citati nel presente lavoro 75 PIERO CANTALUPO, Pesi e misure nella farmacopea medioevale, Quaderno di Annali Cilentani n. 3/1995, pp. 96, L. 15.000.Premessa La perfetta conoscenza delle sostanze curative interessava però anche lo spetiale, perché se il medico doveva essere esatto nelle sue prescrizioni, l'altro doveva essere altrettanto preciso nel fornire al paziente i giusti preparati farmacologici: pillole, elettuari, cataplasmi, pomate e quant'altro comportasse la manipolazione diretta ed attenta di sostanze medicinali di varia natura. L'uno e l'altro erano poi legati anche alla necessità di conoscere esattamente pesi e misure sulla cui scorta prescrivere e dar corso alle ricette; ma certamente allora non mancavano, a parte i dati della trasmissione orale, le possibilità di far riferimento a tabelle metrologiche o, piuttosto, a repertori di pesi e misure che ne elencavano nomi, valori e rapporti reciproci. Questi erano spesso riportati nei manoscritti di materia medica o come argomento a parte o come aggiunta di un solerte compilatore, ma del resto, come vedremo, non era difficile ottenere con delle semplici norme pratiche dei campioni di pesi o misure utili a tutti gli scopi. Stabilire però oggi quali fossero i pesi e le misure allora più usati, le loro interrelazioni ed il rapporto con il nostro sistema metrico non è facile, Se abbiamo, come vedremo, dei dati certi in riferimento all'ultimissima fase del Medioevo, appaiono invece incerti e contraddittori quelli riguardanti il lungo periodo precedente. Sappiamo, ad esempio, che nella pratica medica quotidiana pochi erano i pesi che costantemente venivano utilizzati: mina, libbra, oncia, dracma, cocleare, scrupolo ed obolo, anche se il loro numero era molto maggiore e regolato da rapporti ponderali non sempre univoci o agevoli da chiarire, dati i frequenti errori di riporto dei codici. D'altra parte se il costante uso o richiamo di quelli più comuni aveva finito col farli rappresentare da abbreviazioni o simboli, per quanto riguarda il loro effettivo valore ponderale, mancando dei comuni standard di riferimento, che l'autorità centrale fissava solo per le misure lineari, ed eccezionalmente per i liquidi, esso era convenzionalmente stabilito da un sistema di equivalenze riferite costantemente al peso di chicchi di graminacee, secondo una tradizione già romana legata al peso dell'oro. Non esiste ad oggi nessuno studio atto a chiarire l'effettivo valore assoluto e relativo dei pesi nel corso del Medioevo, per cui ci troviamo di fronte a termini quasi vuoti di significato, lontani soprattutto dalla possibilità di un esatto riferimento al nostro sistema metrico, ma d'altro canto va riconosciuto che neppure la tradizione manoscritta, per quanto attualmente si conosce, ci ha consegnato testi di assoluta affidabilità su cui poter poggiare con sicurezza una ricerca cognitiva. Il che del resto è una costante in cui generalmente ci si muove in tutto il campo della trasmissione manoscritta. Pertanto ci è parso opportuno, in primo luogo per la necessità degli studi che da alcuni anni andiamo svolgendo sulla Scuola Medica di Salerno, riesaminare tutta la problematica inerente i sistemi di pesi e misure in età medioevale, tenendo soprattutto in considerazione alcune fonti riguardanti specificamente detta scuola e, più diffusamente, l'ambito territoriale già pertinente al Regno di Napoli. Entro questi limiti tuttavia la ricerca non perde un suo più esteso significato, perché se il frazionamento politico della Penisola, la maggiore o minore apertura delle singole aree alle influenze esterne, produssero in ambito commerciale una diversificazione dei sistemi ponderali, proprio nel ristretto campo della medicina, in cui si ebbero più persistenti legami e si realizzò una sorta di continuità culturale con il mondo antico, le conoscenze assunsero una significazione universale che, valicando anche i confini dell'Italia, penetrò l'intera Europa. Per cui l'indagine, condotta principalmente su quei dati della tradizione letteraria della Scuola Medica Salernitana che rimontano almeno all'XI secolo, mostra tutto il suo notevole interesse se solo consideriamo che il sistema ponderale adottato dalla Schola Salerni nelle sue prescrizioni medicinali non solo fece testo in tutta l'Europa medioevale, ma si conservò nel Regno di Napoli fino al 1860 e, come appresso vedremo, con pochissime varianti. Tanto premesso, chiariamo che la nostra analisi verterà soprattutto su tre documenti di pertinenza salernitana, di cui due inediti, precisando che, per chiarezza metodologica, affronteremo in primo luogo la questione relativa ai pesi ed in un secondo tempo quella attinente alle misure. |