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PIERO CANTALUPO, Pesi e misure nella farmacopea medioevale, Quaderno di Annali Cilentani n. 3/1995, pp. 96, L. 15.000.

Indice

I - IL SISTEMA PONDERALE 11
I dati delle fonti 11
L'apporto dei repertori pseudogaleniani 22
Rapporti ponderali fra monete romane e pesi farmaceutici 25
I due sistemi ponderali 31
La verifica sperimentale: determinazione dei valori assoluti 34
La sistemazione conclusiva 36
Le ulteriori evoluzioni 37

II - LE MISURE DI CAPACITA' 42
Il problema ed il contributo degli scritti di medicina 42
Confronto col "De ponderibus" 44
Sviluppo ed esito del problema 46
Le ordinarie misure di capacità per gli aridi 48
Le ordinarie misure di capacità per i liquidi 49
Contenitori e misure medioevali per i liquidi 51
L'evoluzione finale 54

APPENDICE I - TABELLE 57

APPENDICE II - FONTI 62
1. FLOS MEDICINAE (vv. 1586-1605) 62
2. AGGIUNTA AL LIBER GRADUUM 63
3. LIBER PONDERUM 64
4. DATI DESUNTI DAL DE PONDERIBUS ET MENSURIS DOCTRINA 68
5. DATI REGISTRATI DAL VOCABOLARIO MEDIOEVALE DETTO ALPHITA 73
6. PESI E MISURE DI CAPACITA' MEDIOEVALI SECONDO IL GUILLAUME 74

GLOSSARIO dei termini metrologici citati nel presente lavoro 75


PIERO CANTALUPO, Pesi e misure nella farmacopea medioevale, Quaderno di Annali Cilentani n. 3/1995, pp. 96, L. 15.000.

Premessa

Perché il medico medioevale esercitasse bene la sua professione doveva possedere fra le sue conoscenze primarie quella relativa alle proprietà curative delle sostanze medicinali. La scienza del tempo le ricavava sia dal mondo vegetale sia da quello minerale ed animale, mentre il loro numero era considerevole. Se in uno dei più antichi repertori di semplici della Scuola Medica Salernitana, il Liber graduum di Costantino Africano, risalente all'XI secolo, si elencano oltre 200 sostanze terapeutiche, se in un'opera pressocché coeva, il Curandarum aegritudinum muliebrium liber di Trotula, vengono menzionati oltre 320 ingredienti di base, che in varia quantità e composizione erano utilizzati per la cura di diversi disturbi e malattie, già nella prima metà del XII secolo il Circa instans di Matteo Plateario arricchì la farmacopea di questa scuola prospettando l'uso di oltre 500 semplici.

La perfetta conoscenza delle sostanze curative interessava però anche lo spetiale, perché se il medico doveva essere esatto nelle sue prescrizioni, l'altro doveva essere altrettanto preciso nel fornire al paziente i giusti preparati farmacologici: pillole, elettuari, cataplasmi, pomate e quant'altro comportasse la manipolazione diretta ed attenta di sostanze medicinali di varia natura.

L'uno e l'altro erano poi legati anche alla necessità di conoscere esattamente pesi e misure sulla cui scorta prescrivere e dar corso alle ricette; ma certamente allora non mancavano, a parte i dati della trasmissione orale, le possibilità di far riferimento a tabelle metrologiche o, piuttosto, a repertori di pesi e misure che ne elencavano nomi, valori e rapporti reciproci. Questi erano spesso riportati nei manoscritti di materia medica o come argomento a parte o come aggiunta di un solerte compilatore, ma del resto, come vedremo, non era difficile ottenere con delle semplici norme pratiche dei campioni di pesi o misure utili a tutti gli scopi.

Stabilire però oggi quali fossero i pesi e le misure allora più usati, le loro interrelazioni ed il rapporto con il nostro sistema metrico non è facile, Se abbiamo, come vedremo, dei dati certi in riferimento all'ultimissima fase del Medioevo, appaiono invece incerti e contraddittori quelli riguardanti il lungo periodo precedente. Sappiamo, ad esempio, che nella pratica medica quotidiana pochi erano i pesi che costantemente venivano utilizzati: mina, libbra, oncia, dracma, cocleare, scrupolo ed obolo, anche se il loro numero era molto maggiore e regolato da rapporti ponderali non sempre univoci o agevoli da chiarire, dati i frequenti errori di riporto dei codici. D'altra parte se il costante uso o richiamo di quelli più comuni aveva finito col farli rappresentare da abbreviazioni o simboli, per quanto riguarda il loro effettivo valore ponderale, mancando dei comuni standard di riferimento, che l'autorità centrale fissava solo per le misure lineari, ed eccezionalmente per i liquidi, esso era convenzionalmente stabilito da un sistema di equivalenze riferite costantemente al peso di chicchi di graminacee, secondo una tradizione già romana legata al peso dell'oro.

Non esiste ad oggi nessuno studio atto a chiarire l'effettivo valore assoluto e relativo dei pesi nel corso del Medioevo, per cui ci troviamo di fronte a termini quasi vuoti di significato, lontani soprattutto dalla possibilità di un esatto riferimento al nostro sistema metrico, ma d'altro canto va riconosciuto che neppure la tradizione manoscritta, per quanto attualmente si conosce, ci ha consegnato testi di assoluta affidabilità su cui poter poggiare con sicurezza una ricerca cognitiva. Il che del resto è una costante in cui generalmente ci si muove in tutto il campo della trasmissione manoscritta.

Pertanto ci è parso opportuno, in primo luogo per la necessità degli studi che da alcuni anni andiamo svolgendo sulla Scuola Medica di Salerno, riesaminare tutta la problematica inerente i sistemi di pesi e misure in età medioevale, tenendo soprattutto in considerazione alcune fonti riguardanti specificamente detta scuola e, più diffusamente, l'ambito territoriale già pertinente al Regno di Napoli.

Entro questi limiti tuttavia la ricerca non perde un suo più esteso significato, perché se il frazionamento politico della Penisola, la maggiore o minore apertura delle singole aree alle influenze esterne, produssero in ambito commerciale una diversificazione dei sistemi ponderali, proprio nel ristretto campo della medicina, in cui si ebbero più persistenti legami e si realizzò una sorta di continuità culturale con il mondo antico, le conoscenze assunsero una significazione universale che, valicando anche i confini dell'Italia, penetrò l'intera Europa. Per cui l'indagine, condotta principalmente su quei dati della tradizione letteraria della Scuola Medica Salernitana che rimontano almeno all'XI secolo, mostra tutto il suo notevole interesse se solo consideriamo che il sistema ponderale adottato dalla Schola Salerni nelle sue prescrizioni medicinali non solo fece testo in tutta l'Europa medioevale, ma si conservò nel Regno di Napoli fino al 1860 e, come appresso vedremo, con pochissime varianti.

Tanto premesso, chiariamo che la nostra analisi verterà soprattutto su tre documenti di pertinenza salernitana, di cui due inediti, precisando che, per chiarezza metodologica, affronteremo in primo luogo la questione relativa ai pesi ed in un secondo tempo quella attinente alle misure.